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Dialogo tra un professore ateo e uno studente musulmano -3

1666 2012/12/25 2021/10/25

Il professore aveva un aspetto malandato. Lo studente attraversò l’aula e gli diede un un po’ d’acqua da bere.

“Professore, ora le porrò un’altra domanda apparentemente banale. Lei ben sa che esistono esami e test cui vengono sottoposti gli studenti perché possano essere ammessi a un livello superiore di studi?”.

Il professore si limitò ad annuire con la testa.

“Uno studente deve fare diversi sacrifici, e spesso anche abitare in un’altra città, per frequentare un’università. Deve così privarsi di molte comodità che gli venivano offerte in casa. Deve studiare molto e così non ha tempo da dedicare ai suoi svaghi o al sonno, per poter essere preparato agli esami. Poi si trova a dover affrontare le difficoltà e lo stress degli esami e a volte viene letteralmente messo alla graticola nel corso di qualche esame orale. E il bello è che paga per passare tutte queste “torture”! Non trova che ciò sia crudele? E il professore che fa passare tutti questi patimenti e torture allo studente e una “buona” persona?”.

“Non capisco dove vuoi andare a parare. Il professore e gli istituti scolastici fanno di certo un favore allo studente quando gli fanno fare un percorso educativo allo scopo di fornirgli delle nozioni in un campo specifico. Solo una persona molto miope potrebbe opporsi al fatto che gli studenti vengano sottoposti a degli esami, senza rispettare le fatiche e i sacrifici che essi hanno fatto proprio a questo scopo”.

Lo studente musulmano scosse la testa con aria triste. “Professore, è impressionante come lei possa comprendere la necessità di esami e altre prove quando è lei stesso a porli agli studenti, ma non può vedere la stessa saggezza quando è Dio a porre delle prove alle Sue creature. Prenda suo fratello: se egli ha sopportato la prova della sua malattia ed è morto credendo, con fede, che noi chiamiamo Imán, sarà ricompensato abbondantemente in Paradiso per le sofferenze che ha patito. Verrà ricompensato così tanto, che si augurerà di aver sofferto cento volte di più in vita, per poter avere una ricompensa ancor maggiore; una ricompensa che nessun occhio ha mai visto e che nessuna mente può immaginare! Sfortunatamente, solo una persona “molto miope” – e ignorante – potrebbe essere contraria alle prove a cui Dio sottopone le Sue creature, se si considera l’immensa ed eterna ricompensa che attende coloro che riusciranno a superarle”.

“Il Paradiso! Oh, il Paradiso. L’hai mai visto il Paradiso, l’hai toccato, udito, assaporato, annusato? Seguendo le regole delle procedure empiriche, che possono essere provate e dimostrate, la scienza afferma che il tuo Paradiso non esiste”.

“Affronteremo anche questo punto, se Dio vuole, ma ora continuiamo da dove eravamo rimasti. Mi dica professore, esiste il calore?”.

Il professore si sentì un po’ risollevato e come se avesse ritrovato la fiducia in se stesso rispose: “Sì, il calore esiste”.

“E il freddo esiste?”.

“Sì, anch’esso esiste”

“No, signore. Non esiste!”.

Il professore rimase sbigottito e lo studente cominciò a spiegare: “Noi possiamo avere molto calore, enormi quantità di calore, super calore, mega calore, calore bianco o, al contrario, poco calore, nessun calore, ma non possiamo avere nulla chiamato “freddo”. Si possono raggiungere i 458 gradi sotto zero, il che è assenza di calore, ma non si può andare oltre. Quindi il freddo non esiste, altrimenti noi potremmo andare oltre i 458 gradi sotto zero. Vede, signor professore, “freddo” e solo una parola che si usa per l’assenza di calore. Non si può misurare il freddo. Il calore invece lo si può misurare in unità di misura termiche, perché il calore è energia. Il freddo non è il contrario del calore, ma solo l’assenza di calore”.

Silenzio assoluto in classe. Si poteva sentire uno spillo che cadeva.

Lo studente musulmano continuò. “Signor professore, esiste l’oscurità?”.

“Questa è una domanda sciocca, figliolo. Che cos’è la notte se non oscurità. Dove vuoi arrivare...?”.

“Quindi lei dice che l’oscurità esiste”.

“Sì...”.

“Lei ha nuovamente torto, signore! L’oscurità non è un’entità, è l’assenza di un’entità. E’ assenza di luce. Ci può essere una luce fioca, una luce soffusa, una luce normale, una luce molto forte, una luce splendente, una luce abbagliante. Ma può anche non esserci alcuna luce, un’assenza continua di luce: in questo caso si ha l’oscurità. Non è così? Questa è la definizione usata per la parola oscurità; in realtà però l’oscurità in sé non esiste. Se essa esistesse saremmo capaci di produrla in modo attivo, di rendere l’oscurità ancora più oscura e di porla in un contenitore. Lei, professore, mi può riempire un vaso di oscurità?”.

“Cosa intendi dire, giovanotto. Dove vuoi andare a parare?”.

“Sì, signor professore. Voglio dire, per cominciare, che le sue premesse di ordine filosofico sono inconsistenti e quindi le sue conclusioni sono errate. Lei non è scientifico, ma pseudoscientifico!”.

Il professore divenne paonazzo: “Inconsistenti? Come osi!”.

Lo studente musulmano era molto calmo e tranquillo. Parlava in modo gentile e semplice, come se si rivolgesse a un bambino piccolo. “Signor professore, posso spiegare cosa intendo dire?”.

Gli altri studenti fecero di sì con la testa, erano tutti orecchie. Il professore non poté far altro che acconsentire: “Spiega, dai, spiega”. Scrollava le sue mani con indifferenza, cercando disperatamente, al contempo, di recuperare il controllo di sé. Diventò improvvisamente affabile. La classe stava in silenzio, aspettando le parole dello studente musulmano.

“Lei opera basandosi sulla premessa della dualità.” Spiegò lo studente musulmano. “In base alla quale, per esempio, c’è la vita e quindi c’è la morte. Due entità diverse: un Dio buono e un Dio cattivo. Lei assume il concetto di Dio come entità finita, un’entità che si può misurare. Ma, signor professore, la scienza non può misurare neanche un semplice pensiero. Essa usa l’elettricità e la forza magnetica, ma non le ha mai viste e ancor meno le ha comprese. Vedere la morte come il contrario della vita significa ignorare il fatto che la morte non può esistere in sé, come entità sostanziale. La morte non è il contrario della vita, ma è semplicemente assenza di vita”.

Il giovane prese dal banco di uno studente un giornale. “Questo è uno dei più disgustosi giornali di pettegolezzi che esistano nel nostro paese, signor professore. Esiste l’immoralità? ”

“Certo che esiste. Dai un’occhiata...”.

“Si sbaglia di nuovo, signore. Vede, l’immoralità è semplicemente assenza di moralità. Esiste l’ingiustizia? No, signore. L’ingiustizia è semplicemente assenza di giustizia. Esiste il male? – lo studente musulmano fece una pausa – “Non è forse il male assenza di bene?”.

La faccia del professore si era fatta di un colore inquietante. Era così arrabbiato che non poteva proferire parola.

Lo studente musulmano continuò: “Se il male esiste a questo mondo, signor professore – e tutti siamo d'accordo su ciò – è perché Dio attraverso di esso sta compiendo la sua opera. E qual è quest’opera che Dio sta compiendo? Nel nobile Corano, nella sura al-Anbiyā’, al verso n. 35, Dio dice: “Ogni anima assaporerà la morte. E noi vi mettiamo alla prova con il male e con il bene, e a Noi voi tornerete”. L’Islam ci dice che si deve vedere cosa sceglie ognuno di noi: il bene o il male. Quanto alla sua domanda su Satana: - da dove viene Satana? Satana non è stato forse creato da Dio? – Sappiamo che Satana non è stato creato come un diavolo, ma che è diventato tale dopo essersi ribellato a Dio ed essere diventato nemico del genere umano. Nel nobile Corano, nella sura Ibrahīm, al verso n. 22, Dio (Allah) dice: “E dirà Satana; quando sarà decisa ogni cosa: “Iddio vi promise promessa vera, e anch’io vi ho promesso, ma vi ho ingannato. Non avevo altro potere su di voi che quello di chiamarvi, e voi mi avete risposto. Ora non biasimate me, ma biasimate voi stessi; io non posso soccorrere voi, voi non potete soccorrere me; io rinnego il fatto che voi mi avete associato [con Allah] da prima!”. In verità gli iniqui avranno castigo cocente”.

Il professore decise di intervenire e di cercare di porre un freno: “In quanto uomo di scienza e filosofo, non ritengo che questa condizione abbia a che fare con nessun tipo di scelta o di libero arbitrio. In quanto persona realista poi io non riconosco assolutamente il concetto di Dio né di alcun altro fattore teologico come parte attiva nell’equilibrio del mondo, perché Dio è un elemento non osservabile”.

“Io invece ritengo che l’assenza del codice morale che ci viene da Dio sia probabilmente il fenomeno che si possa più facilmente osservare”, replicò lo studente musulmano.

“I giornali di tutto il mondo ci guadagnano milioni e milioni parlandone ogni giorno. Lei, signor professore, ha cercato di attribuire la colpa del male che esiste al mondo a Dio – nel quale lei non crede – il che è un’evidente contraddizione. Comunque, cerchiamo di analizzare la questione di chi è veramente responsabile del diffondersi del male: quelli che credono in Dio o quelli che non ci credono? Una delle cose principali in cui crede un musulmano è che sarà fatto resuscitare nel Giorno del Giudizio e che dovrà rispondere delle sue azioni. Per ogni azione buona che avrà fatto, sarà ricompensato, ma sarà ritenuto responsabile per ogni sua azione malvagia. Ogni vero musulmano, uomo o donna, crede che la responsabilità delle sue azioni è esclusivamente sua e che nessun altro porterà il peso delle sue azioni nel Giorno del Giudizio. Un altro concetto fondamentale della fede islamica è quello del Paradiso, che sarà la ricompensa dei credenti e dell’Inferno che sarà la dimora dei miscredenti. Parimenti ogni musulmano che non si sarà comportato rettamente verrà punito per le sue malefatte. Questi concetti e la fede in queste cose, signor professore, hanno trattenuto milioni e milioni di musulmani dal fare cose sbagliate e ingiuste. Noi sappiamo inoltre che l’idea della punizione è un importante deterrente contro il crimine. Senza questa idea non si potrebbero regolare le attività di questo mondo: multe, punizioni, condanne detentive sono parte integrante di una società organizzata e civile. D’altra parte ci sono i sacerdoti dell’ateismo che non credono in queste idee quando esse vengono applicate e riferite alla sfera morale. Per loro non esiste il Giorno del Giudizio, non esiste il contrappasso delle azioni umane, nessuna ricompensa, nessuna punizione. Il messaggio per le masse è chiaro: “Se potete evitarlo, siete a posto. Non dovete preoccuparvene”. Inoltre, dal momento che affermano che non esiste il peccato – con peccato qui intendiamo andare contro le leggi di Dio – ogni individuo è libero di fare ciò che vuole e nessuna azione può essere definita “sbagliata”. Poniamo la questione in questo modo: i sacerdoti dell’ateismo sostengono che Dio non esiste. Se Egli non esiste, di conseguenza non può aver stabilito qualche legge che stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è lecito e cosa è illecito, quindi non può esistere il peccato, dato che peccato è andare contro la volontà di Dio. Così l’uomo è libero di crearsi le proprie regole, il proprio codice di “moralità”. Quindi il fatto che un uomo sposi un altro uomo o che una donna sposi un’altra donna, il diffondersi dell’AIDS e di altre malattie, è tutto a posto. Non c’è niente di peccaminoso nell’adulterio e nella fornicazione, se in essi sono coinvolti “adulti consenzienti”; secondo gli atei, quindi, l’incesto non è qualcosa di male se viene praticato da “adulti consenzienti”, dal momento che il concetto di incesto è basato su un codice morale che a sua volta è basato sulla religione, mentre il nostro professore ha dichiarato di non riconoscere assolutamente il concetto di Dio né di alcun altro fattore teologico nella realtà di questo mondo. L’uccisione di un neonato quando è ancora nel grembo materno va bene, perché la donna sta esercitando “un suo diritto” e via dicendo. La lista delle “regole” stabilite dai sacerdoti-pesudoscienziati dell’ateismo è interminabile. La vetta della loro disonestà intellettuale consiste poi nell’attribuire la colpa di tutto ciò che è immorale e abominevole a Dio! Ma affrontiamo tutta la questione in modo scientifico, signor professore. Prenda un gruppo di persone coscienti dell’esistenza di Dio, che credono in Lui così come si deve credere, e prenda anche un gruppo di persone che invece sono seguaci del suo credo ateistico. Cerchi poi di valutare, in maniera oggettiva, chi di loro diffonde il male. Non voglio dilungarmi su questo punto, ma qualsiasi osservatore imparziale constaterà immediatamente che le persone del gruppo che crede in Dio e ha come codice di moralità le leggi dell’Onnipotente sono quelle che veramente diffondono il bene, mentre coloro che si sono costruiti le loro regole, basate sulla relatività della morale, sono di fatto quelli che diffondono il male nel mondo”.

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