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Dialogo tra un professore ateo e uno studente musulmano- 4

1804 2012/12/25 2021/12/07

Lo studente musulmano fece una pausa per sottolineare l’importanza di queste sue ultime affermazioni. Gli occhi degli altri studenti si erano accesi, dal momento che ora vedevano le cose nella loro giusta luce. Nessuno prima di allora aveva parlato loro di questi argomenti; erano cresciuti con le polemiche montate e orchestrate dai mezzi di comunicazione di massa.

“Signor professore, sono colpito, ma non sorpreso, dalle sue posizioni non scientifiche nei confronti della moralità. Sono colpito perché, sebbene lei creda che l’uomo si sia evoluto dalle scimmie, egli non vuole comportarsi come un animale! Sono colpito perché, sebbene lei non creda agli angeli, si aspetta che l’uomo si comporti come uno di suo conto, secondo la sua volontà, senza l’assistenza di un codice morale divino. Se non sono sorpreso è perché queste è il modo di pensare confusionario che ci si deve aspettare da chi è seguace delle false credenze dell’ateismo!”.

A quel punto un applauso spontaneo scoppiò in aula.

“Abbiamo già parlato dell’evoluzione. Lei, signor professore, ha mai osservato  con i suoi occhi questa evoluzione?”.

Il professore fece un strano verso con la bocca e poi si limitò a fissare con uno sguardo vuoto lo studente.

“Professore, dal momento che nessuno hai mai osservato il processo evolutivo mentre è in atto e dal momento che non si può nemmeno dimostrare che esso sia un tentativo, uno sforzo in divenire, lei non insegna forse una dottrina? Una dottrina che fa acqua come un colabrodo e che merita meno attenzione di altri insegnamenti teologici? Questa non è scienza, è pseudoscienza! E i suoi maestri non sono altro che sacerdoti ignoranti!”.

Il professore divenne paonazzo. “Che insolenza!”. Sbuffò, soffiò e si mise a camminare nervosamente su e giù per la classe. Alla fine riuscì a tornare un po’ in sé.

“Alla luce della nostra discussione filosofica, soprassiederò alla tua insolenza, giovanotto. Hai finito adesso?”. Le ultime parole uscirono dalla sua bocca come un sibilo.

“Signore, lei non accetta il codice morale di Dio su come comportarsi?”.

“Io accetto quello che esiste. Questa è scienza”.

“Signore, mi perdoni, ma quello in cui lei crede non è scienza, ma pseudoscienza. E inoltre la sua pseudoscienza è alquanto povera”.

“PSEUDOSCIENZA...? POVERA...?” Il professore sembrava prossimo ad avere un colpo; la classe era tutta sottosopra. Lo studente musulmano invece rimaneva calmo e imperturbabile, con un lieve sorriso sulle labbra.

Quando l’eccitazione si fu un po’ placata egli continuò: “Veda professore, la VERA SCIIENZA consiste nello scoprire le leggi e i disegni che il Creatore dell’universo ha stabilito per regolarne l’esistenza, dal mega al micro, da ciò che è misurabile a ciò che è incommensurabile. La pseudoscienza è una religione atea che cerca di opporsi a questa concessione con falsità, imbrogli, manipolazioni di dati statistici, mezze verità etc. La pseudoscienza ha creato un postulato in base al quale una mitica forza senza nome – la falsa divinità della pseudoscienza, creata dagli uomini – ha causato questo famoso Big Bang e da lì è partito un processo evolutivo, il che è contrario a ciò che è veramente accaduto. I sacerdoti di questa religione atea sono gli unici che giustificano tutte quelle panzane che devono necessariamente accompagnare tali falsità, con le varie manipolazioni di dati, falsità e mezze verità. La verità deve trionfare, la verità delle logiche conclusioni a cui ognuno che ragiona può giungere, è cioè che c’è un solo Dio (Allah) che è il Creatore dell’intero universo. Egli ha creato l’intero sistema in base al quale l’intero universo funziona calmo e placido da tempo immemorabile. Torniamo ora all’appunto da lei fatto precedentemente all’altro studente e su cui avevo detto che sarei ritornato. Voglio fare un esempio comprensibile a tutti: c’è qualcuno in questa classe che ha mai visto l’aria, l’ossigeno, le molecole, gli atomi il cervello del professore?”.

La classe scoppiò in una risata.

“C’è qualcuno qui che ha udito, toccato, assaporato o annusato il cervello del professore?” Nessuno rispose. Lo studente musulmano scosse la testa sconsolato. “Sembra che nessuno qui abbia mai avuto una percezione sensoriale di qualsiasi tipo del cervello del professore. Bene, secondo le regole enunciate dallo stesso professore, le regole delle procedure empiriche, che possono essere provate e dimostrate, la pseudoscienza del signor professore, IO QUI AFFERMO che il professore non ha il cervello!”.

Il professore trasalì sulla sua sedia, mentre la classe scoppiò in un applauso spontaneo.

Lo studente si avvicinò al professore e gli offrì un po’ d’acqua. Poco dopo il professore ritorno in sé e dando uno sguardo irato allo studente disse: “I tuoi insulti non provano in nessun modo l’esistenza di Dio”.

Lo studente musulmano replicò: “Professore, io resto veramente stupito. Pensavo che lei avrebbe riconosciuto la sua sconfitta, ma evidentemente lei va cercando una più severa punizione”.

Fece una pausa, scorse con lo sguardo tutta la classe, poi guardò il professore e con un profondo sospiro gli chiese: “Signor professore, lei ha dei genitori, lei ha un padre e una madre?”

“Ecco un’altra delle tue stupide domande. E’ ovvio che tutti noi abbiamo un padre e una madre!”.

“Abbia un po’  di pazienza, signore professore, e mi dica: lei è certo che suo padre sia suo padre e che sua madre sia sua madre?”.

Il professore divenne livido in volto e gridò: “Che assurdità! CERTO CHE MIO PADRE E’ MIO PADRE E CHE MIA MADRE E’ MIA MADRE!”.

Lo studente musulmano fece una pausa, una lunga pausa. Nella classe c’era un'atmosfera quasi surreale; gli studenti stavano tutti sul bordo delle loro sedie. Poi lo studente musulmano, con voce calma e controllata disse: “Me lo provi?”.

 

L’atmosfera era elettrica. Il professore non poteva più controllarsi. Il suo viso era di un rosso porpora. “TU, COME OSI!”. Gridava sempre più forte, ormai fuori di sé. “NE HO ABBASTANZA DEI TUOI INSULTI! FUORI DALLA MIA CLASSE! TI MANDO A RAPPORTO DAL RETTORE!”.

La classe era tutta impietrita sui banchi. Il professore sembrava sull’orlo di un infarto o di un ictus.

Lo studente musulmano rimaneva saldo, imperturbabile. Vedendo gli sguardi degli altri studenti, alzò leggermente una mano, come per assicurarli che non c’era niente di cui preoccuparsi.

Poi volse il suo sguardo compassionevole sul professore. Sembrava che dai suoi occhi emanasse una forza, una forza che era diretta verso il professore. Il professore non riusciva a reggere alla forza di quegli occhi e abbassò il suo sguardo, prima così arcigno e sicuro di sé. La sua rabbia orgogliosa era svanita. Si lasciò cadere sulla sedia e si prese la testa tra le mani.

Dopo alcuni minuti lo studente, con tono calmo e affabile, disse al professore: “Signor professore, io non sto insinuando che i suoi genitori non siano i suoi veri genitori. Voglio semplicemente dire che né lei né io né nessun altro qui dentro può provare che i suoi genitori siano i suoi veri genitori”.

Silenzio totale.

“Il motivo è che nessuno di noi era testimone del rapporto intercorso tra i propri genitori al momento del suo concepimento. Non eravamo lì per vedere quale sperma ha fertilizzato l’ovulo nel grembo di nostra madre. Noi prestiamo fede alle parole dei nostri genitori e così li reputiamo nostri genitori, ritenendo che al riguardo i nostri genitori  siano sinceri e degni di fede. Non mettiamo in questione la loro rettitudine. Allo stesso modo i suoi figli le prestano fede quando dice loro di essere il loro vero padre e che la loro madre è la loro vera madre. Non è così signor professore?”.

Il professore alzò la testa e guardò lo studente musulmano. Si poteva notare una certa chiarezza nell’espressione del suo volto, come se i lui stessero sorgendo i primi segni della comprensione. Non era più arrabbiato. Ripeté molto lentamente: “Prestiamo fede alle parole dei nostri genitori...Prestiamo fede alle parole dei nostri genitori...”.

“Sì professore. Ci sono così tante cose per le quali dobbiamo prestare fede alle parole degli altri. L’esistenza dell’aria, dell’ossigeno, delle molecole, degli atomi e così via. Così, passando a questioni metafisiche, noi  sappiamo, in base a una vera ricerca scientifica, che non sono mai esiste persone più sincere e affidabili di quelle che sono state chiamate Messaggeri (rasúl). Noi musulmani siamo educati a basare le nostre esistenze sul fatto che Muhammad (Su di Lui la Pace e la Benedizione di Dio) aveva un carattere totalmente integro. Egli non mentì mai a nessuno. La sua onestà e la sua sincerità erano tali che anche i suoi più acerrimi nemici lo chiamavano al-Amín (il Giusto, quello di cui ci si può fidare). Se Egli ha detto che Dio (Allah) esiste allora, in tutta sincerità e onestà, noi – che siamo pronti ad prestare fede alle parole dei nostri genitori quando ci dicono che sono i nostri genitori – dobbiamo prestare fede alla sua parola, così come dobbiamo credere a molte altre cose: al Paradiso e all’Inferno, all’esistenza degli angeli, al Giorno del Giudizio, al fatto che dovremo rendere conto a Dio delle nostre azioni e a molte altre cose. Oltre a queste cose ce ne sono molte altre che indicano l’esistenza di Dio (Allah). La Rivelazione Divina finale, chiamata il Nobile Corano, è lì per essere studiata da chiunque. Essa rappresenta una sfida per tutti coloro che hanno dei dubbi. Una sfida che è sempre stata vinta nei quattordici secoli della Sua esistenza. Se non si è pronti a credere a un tale Messaggero (Su di Lui la Pace e la Benedizione di Dio), allora è pura ipocrisia credere alle parole degli scienziati, le cui dottrine cambiano continuamente, e anche nelle parole dei nostri stessi genitori. A giudicare dal numero dei procedimenti giudiziari che hanno luogo ogni anno nei nostri tribunali, dove dei genitori negano la paternità o la maternità dei loro figli, e tenendo conto del fatto che molti bambini vengono concepiti con lo sperma di donatori completamente sconosciuti, e anche tenendo conto del fatto che molti bambini vengono adottati in tenerissima età da coppie che non possono avere figli, esiste statisticamente un ampio margine di errore per chi afferma di sapere che i suoi genitori sono i suoi genitori biologici”.

Rivolgendosi alla classe lo studente musulmano concluse: “E’ dovere personale di ognuno di noi imparare più cose sull’Islam.  Il Nobile Corano è lì per essere studiato da chiunque lo desideri. Esiste inoltre una sterminata bibliografia sull’Islam. Mio dovere è quello di dichiarare a voi che l’unica Verità è l’Islam. Non esiste imposizione nella religione. Questo vuol dire che nessuno deve essere obbligato a farsi musulmano. La retta via è stata chiaramente distinta dall’errore e colui che rifiuta le false divinità e crede in Dio ha afferrato un sostegno saldissimo, che mai si romperà. Allah è Colui che tutto intende e che tutto conosce. Dopo avervi informato sull’Islam è mio dovere invitarvi ad abbracciare l’Islam e a entrare nella fratellanza dei musulmani. Allah è il Guardiano che protegge coloro che credono. Egli li conduce dall’oscurità alla luce. Quanto a coloro che non credono, le false divinità sono i loro guardiani. Esse li conducono dalla luce alle tenebre... Questi sono versetti del Nobile Corano, Parole dell’Onnipotente che io vi ho citato”.

Il musulmano guardò l’orologio. “Professore e studenti, vi ringrazio di avermi dato l’opportunità di parlarvi di questi argomenti. Se ora volete gentilmente scusarmi, devo andare a pregare alla moschea. La pace sia su coloro che sono rettamente guidati”.

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