L’Elevazione della Condizione Femminile (1 di 5): La Visione del Mondo

L’Islam ha elevato lo status delle donne nell’Islam. Molti, sentendo quest’affermazione, potrebbero supporre che non sia altro che un ossimoro, perché l’idea prevalente - almeno in Occidente - è che l’Islam non solo non elevi la condizione delle donne, bensì la opprima e la sopprima. A proposito di ciò, va detto che oggi, ci sono fondamentalmente due visioni del mondo. Questi due punti di vista sono spesso in conflitto - non solo a livello personale, dove le singole persone traggono le proprie conclusioni, ma anche a livello internazionale in termini di dibattito sull’autenticità e la correttezza di queste due visioni del mondo.


La prima visione del mondo che esponiamo è quella liberale occidentale. Una visione che sostiene di trarre le sue radici dalla tradizione giudaico-cristiana e che, probabilmente, analizzando più profondamente la questione, risulta maggiormente radicata in quelle idee apparse dopo la riforma; idee quindi fondate sulla laicità e disposta su quella concezione apparsa successivamente, durante l’illuminismo.


Il secondo punto di vista è quello dei musulmani - la visione del mondo islamico, e quest’ottica ha le sue radici e le sue idee nella rivelazione data da Iddio (o Allah, in arabo) al Profeta Muhammad, che Allah lo elogi e lo preservi. Coloro che aderiscono a questa visione affermano che essa può essere utilizzata dall’umanità in ogni epoca, e che la sua rilevanza e beneficio non si limitano ad un determinato periodo di tempo, o area geografica o provenienza. E ciò nel momento in cui i sostenitori della prima concezione, ovvero della laicità occidentale e la tradizione liberale, affermano che la loro visione del mondo, in termini di idee, cultura e civiltà siano le migliori per l’umanità. Un autore americano di origine giapponese, Francis Fukuyama, ha scritto un libro intitolato: "La fine del mondo". In questo libro ha in sostanza esposto una teoria in cui sostiene che lo sviluppo umano in termini d’idee è terminato con questa fase finale caratterizzata dal pensiero laico liberale e null’altro s’innoverà per l’umanità. Afferma anche che l’unica parte del mondo che non ha adottato questa concezione laica è il mondo islamico e sostiene perciò che causerà questa ideologia conflitto nel mondo islamico.


Dopo questa breve introduzione, uno degli argomenti di contesa tra queste concezioni, ovvero quella liberale laica in Occidente e quella islamica, riguarda proprio il tema donne. Qual è la posizione e la condizione delle donne? Come le donne considerano tale? Sono forse le donne elevate in una cultura ed oppresse in un’altra?


La visione occidentale sostiene che le donne siano elevate solo in Occidente e suppone che stiano sempre più ottenendo diritti con il passare del tempo, mentre le loro sorelle – così come dicono - nel mondo islamico siano ancora in fase di soppressione. I musulmani che essi incontrano invece dicono che in realtà sia proprio il sistema islamico a fornire le vere libertà agli uomini e alle donne, e che invece in Occidente, le donne così come gli uomini, siano ingannati da quell’idea di libertà che in realtà non esiste.


Come il tema delle donne sia concepito nell’Islam non potrebbe essere adeguatamente compreso - e questo, penso, sia il nocciolo - senza comprendere esattamente quello che potremmo definire la base filosofica o la comprensione ideologica - dal momento che questo rappresenta davvero un concetto teologico.


In primo luogo, è opportuno esaminare in che modo esattamente le donne erano considerate e giudicate nella tradizione occidentale, per confrontare e ed esaminare le prospettive di contrasto. Noi sappiamo che la tradizione occidentale si considera come erede intellettuale della tradizione greca che esisteva prima Profeta Gesù Cristo, che Iddio lo elogi e lo preservi, e molte tradizioni intellettuali dell’Occidente si troverebbero quindi in certa misura negli scritti dei primi filosofi greci come Aristotele, Platone, ecc.


Come allora erano considerate le donne? Quali erano le idee di Aristotele e Platone circa la donna? Esaminando i lavori di questi primi filosofi greci, si scopre che avevano un concetto alquanto dispregiativo riguardo alla donna. Aristotele nei suoi scritti sosteneva che le donne non fossero esseri umani in pieno stato e che la natura della donna non raggiungeva quella di una persona umana completa. Di conseguenza, le donne erano per natura deficiente, di cui non c’è da fidarsi e da considerarsi inferiore. Infatti, gli scritti evidenziano che le donne libere (non schiave) in molti aspetti della società greca - fatta eccezione per le poche delle classi d’elite - non avevano posizione migliore di quella degli animali e degli schiavi.


Questa visione aristotelica della donna è stata poi portata avanti nella tradizione dei primi cristiani della Chiesa cattolica. San Tommaso d’Aquino nei suoi scritti affermò che le donne erano la trappola di Satana. La faccenda di Adamo ed Eva andava quindi ad alimentare le dimensioni delle idee greche passate dettate da Aristotele; le donne risultavano causa della caduta dell’uomo e quindi raffiguravano la trappola di Satana e dovevano essere guardate con prudenza e diffidenza, perché causa della prima caduta dell’umanità e in seguito ogni malvagità era quindi provocata dalle donne. Questo tipo di pensiero fu poi tramandato negli scritti dei Padri della Chiesa per tutto il Medioevo. Nei loro scritti, infatti, troviamo proposto questo tema sotto vari aspetti. Tuttavia, dopo la Riforma protestante, l’Europa decise di liberarsi dai vincoli e dalle catene della Chiesa cattolica. Gli ideali originati in quel che è chiamata l’Epoca dei Lumi o considerata come tale, hanno spinto alla necessità di liberarsi da molti dei concetti su cui procedeva. Alcuni di questi erano di natura scientifica, come il fatto che la terra giri intorno al sole, piuttosto che il sole intorno alla terra; altre erano di natura teologica, come troviamo negli scritti di Martin Lutero; altri ancora di natura sociale, come appunto la posizione della donna nella società.


Tuttavia, gli scrittori dell’Illuminismo, impegnati in questo tema di base, non portarono grande cambiamento: le donne non erano esseri pienamente umani. Scrittori francesi durante questa rivoluzione, come Rousseau, Voltaire e altri, considerarono le donne come un fardello che necessitava particolare cura. Perciò troviamo che Rousseau nel suo libro "Emile", propose nell’istruzione, una formazione diversa per le donne, in base al fatto che esse, secondo il suo parere, non potevano capire ciò che gli uomini invece erano in grado di capire.

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