Conclusione

Concluderemmo questa ricerca con le parole del poeta francese Lamartine su la grandezza del profeta Muhammad.[1] Lamartine scrive: "Mai un uomo si propose volente o nolente di raggiungere uno scopo così sublime, dato che tale scopo era sovrumano e consisteva nel togliere di mezzo le superstizioni che si sono frapposte tra la creatura ed il Creatore, restituire Dio all'uomo e l'uomo a Dio, ristabilire l'idea razionale e santa della Divinità in mezzo al caos di Dei materiali e sfigurati dell' idolatria. Mai un uomo intraprese, con così deboli mezzi, un'opera così smisurata alle forze umane, dato che per la concezione e l'esecuzione di un così grande disegno non ha avuto a disposizione altri strumenti oltre a se stesso ed altri ausiliari, che un pugno di barbari in un angolo del deserto. Infine mai un uomo compì in meno tempo una così immensa e così durevole rivoluzione nel mondo, poichè, dopo solo due secoli dalla sua predicazione, l'islamismo predicato ed armato regnava già sulle tre Arabie, conquistava la Persia, Khorassan, Transoxiane, l'India Occidentale, la Siria, l'Egitto, l'Etiopia, tutto il continente conosciuto dell'Africa settentrionale, parecchie delle isole del Mediterraneo, la Spagna e una parte della Gallia. Se la grandezza del disegno, la scarsità dei mezzi, l'immensità dei risultati sono proprio le tre misure dell'ingegno dell'uomo, chi ardirà paragonare umanamente un qualsiasi grande uomo della storia moderna a Maometo? I più famosi hanno rimosso solo armi, leggi, imperi; hanno fondato (quando hanno fondato qualcosa) solo potenze materiali che spesso sono crollate prima di loro. Questo qui ha rimosso eserciti, legislazioni, imperi, popoli, dinastie, milioni di uomini su un terzo del globo abitato; ma ha rimosso ancora altari, dei, regioni, idee, credenze, anime, ha fondato, su un libro ogni lettera del quale è diventata legge, una nazionalità spirituale che accomuna popoli di ogni lingua e di ogni razza, ed ha impresso come carattere indelebile di questa nazionalità musulmana, l'odio dei falsi dei e la passione del Dio uno e immateriale. Tale patriottismo indice delle profanazioni del cielo fu la virtù dei figli di Maometo; la conquista del terzo del globo per il suo dogma fu il suo miracolo, piuttosto non fu il miracolo di un uomo, fu quello della ragione. L'idea dell'unità di Dio, proclamata nella stanchezza delle teogonie favolose, aveva in se una virtù così intensa, che esplodendo sulle sue labbra, incendiò tutti i vecchi templi degli idoli ed accese con i suoi fuochi un terzo del mondo.

Questo uomo era un impostore? Non lo pensiamo, dopo aver ben studiato la sua storia. L'impostura è l'ipocrisia della convinzione. L'ipocrisia non ha la potenza della convinzione, come la menzogna non ha mai la potenza della verità. Se in meccanica la forza di proiezione è l'esatta misura della forza di impulso, allo stesso modo nella storia, l'azione è la misura della forza di ispirazione. Un pensiero che porta così in alto, così lontano e così a lungo, è un pensiero ben forte; per essere così forte, bisogna che sia stato ben sincero e ben convinto...

La sua vita, il suo raccoglimento, i suoi blasfemi eroici contro le superstizioni del suo paese, la sua audacia nel fronteggiare i furori degli idolatri, la sua costanza a sopportarli per ben quindici anni alla Mecca,[2] la sua accettazione della parte di scandalo pubblico e quasi di vittima tra i suoi connazionali, la sua fuga infine, la sua incessante predicazione, le sue guerre disuguali, la sua fiducia nel successo, la sua sicurezza sovrumana nelle sconfitte, la sua longanimità nella vittoria, la sua ambizione tutta ideale, per nulla imperiale, la sua preghiera senza fine, la sua conversazione mistica con Dio, la sua morte e il suo trionfo dopo la tomba, attestano più di una impostura, una convinzione. Fu la convinzione che gli diede la potenza di restaurare un dogma. Tale dogma era doppio, l'unità di Dio e l'immaterialità di Dio; uno che dice quello che Dio è, l'altro dice quello che non è; uno distrugge con la sciabola i falsi dei, l'altro inaugura con la parola una idea. Filosofo, oratore, apostolo, legislatore, guerriero, conquistatore di idee, restauratore di dogmi, di un culto senza immagini, fondatore di venti imperi terrestri e di un impero spirituale, ecco chi è Maometo ! A tutte le scale con cui si misura la grandezza umana, quale uomo fu più grande? "

O Messaggero di Allah, i miei più cari ti siano sacrificio! Riconosco che non ti ho restituito il dovuto in questo libriccino e non ho trattato di te come lo meriti.

Quello che è stato scritto è solo un insieme di indicazioni ed abbreviazioni su questo grande Profeta, la cui Missione non è stata digerita dagli associatori ed infedeli del passato e non la digeriscono fino ad ora coloro che nutrono solo passioni ed ambizioni terrene, mossi dai desideri bestiali ed intenti allo sfruttamento degli esseri umani come schiavi.

Eppure mi auguro che Allah permetta a questo libriccino di rimuovere le calunnie che sono state diffuse riguardo alla nobile figura del Profeta, e che si trasformi in una chiave che introduca ad una migliore conoscenza della sua grandissima personalità, volta ad ogni bene ed ammonitrice da ogni male. Le parole e le azioni del Profeta costituiscono ormai una organizzazione e una legislazione dei rapporti sociali ed umani che portano alla grazia di Allah Altissimo e a meritare il Suo Paradiso. Rompiamo con il passato fatto di pregiudizi e di cieca imitazione delle opinioni e giudizi degli avi, non basati su dati ed argomenti scientifici, ed iniziamo un'era di vera conoscenza, di analisi e di riflessione su questa fede, che vogliamo vedervi abbracciare ed applicare.



[1] "La vie de Mahomet"; Alphonse de Lamartine; 1854: Livre I; chapitres 106 et 107. Inoltre; "L'islam et le christianisme": Alifat Aziz As-Samad

[2] Quello che è sicuro è che il Profeta, pace e benedizione di Allah su di lui, predicò a Mecca per ben tredici anni.

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